Volo negato agli azzurri del powerchair football: quando il diritto alla mobilità resta a terra

squadra di powerchair football bloccata a Fiumicino

La preparazione di una rappresentativa nazionale richiede mesi di lavoro rigoroso, sacrifici personali e una gestione logistica meticolosa. Questo vale a maggior ragione per chi pratica il powerchair football (il calcio in carrozzina elettrica), una disciplina sportiva dove la performance atletica si unisce alla complessità del trasporto di ausili altamente tecnologici e indispensabili per la vita di tutti i giorni.

L’amara vicenda vissuta dalla squadra azzurra guidata dalla FIPPS (Federazione italiana paralimpica powerchair sport) presso lo scalo di Roma Fiumicino mette a nudo quanto sia ancora fragile la tutela dei diritti fondamentali di fronte alle rigidità organizzative delle compagnie aeree. Un episodio grave che lascia a terra non soltanto degli atleti, ma il principio stesso di pari dignità.

I fatti: le autorizzazioni di aprile e il blocco al gate

La delegazione azzurra si stava recando in Scozia per disputare un importante torneo internazionale, tappa cruciale in vista della preparazione per i prossimi campionati del mondo in Argentina. Consapevole delle complesse esigenze logistiche legate al trasporto dei dispositivi medici e sportivi, la FIPPS aveva avviato le procedure formali già nel mese di aprile.

La Federazione aveva richiesto e ottenuto da easyJet una regolare autorizzazione preventiva per l’imbarco di sei atleti che viaggiavano provvisti sia delle carrozzine elettroniche per la mobilità quotidiana, sia di quelle da gioco dotate di specifiche protezioni per calciare il pallone. Autorizzazione confermata anche con una seconda comunicazione tramite PEC.

La certezza di poter volare si è però infranta alle 10:15 del mattino della partenza, a circa un’ora dal decollo del volo delle 11:55. Il personale di terra ha solo in quel momento comunicato l’impossibilità di far salire l’intera squadra sull’Airbus A320 assegnato alla tratta, sostenendo che l’aereo avesse una capacità di stivaggio limitata a un massimo di sole cinque carrozzine.

Le alternative prospettate dalla compagnia al gate si sono rivelate del tutto inadeguate costringendo, di fatto, la nostra Nazionale a rinunciare al torneo internazionale.

Può una carrozzina essere considerata un bagaglio?

Per chi osserva dall’esterno potrebbe sembrare un problema organizzativo o logistico. In realtà, episodi come questo hanno conseguenze molto più profonde. La compagnia aveva proposto di smembrare la delegazione: un atleta sarebbe dovuto rimanere a terra, mentre le attrezzature sportive da gioco sarebbero state spedite su un volo separato diretto a Edimburgo anziché a Glasgow.

Per una persona con disabilità motoria, la carrozzina elettrica non rappresenta un bagaglio speciale, ma uno strumento indispensabile per la propria autonomia. Impedirne il trasporto significa, di fatto, impedire alla persona stessa di viaggiare, lavorare, studiare, fare sport e partecipare pienamente alla vita sociale.

In questo caso, chiedere a una squadra di dividersi e di rinunciare ai propri mezzi di mobilità significa disconoscere l’identità stessa degli atleti e azzerare il senso di coesione del gruppo. Sono stati compromessi mesi di preparazione atletica, investimenti economici e un’importante occasione di confronto internazionale per una Nazionale che rappresenta l’Italia nel mondo.

ASAMSI è al fianco della nazionale di powerchair football

Come associazione, ASAMSI esprime piena solidarietà agli atleti della Nazionale e ai dirigenti della FIPPS. Quanto accaduto dimostra come l’accessibilità dichiarata sulle carte rischi di trasformarsi in una dichiarazione d’intenti priva di riscontro reale al momento della prova dei fatti.

Se nel 2026 una compagnia aerea non è in grado di garantire l’inclusione di una delegazione sportiva regolarmente prenotata con mesi d’anticipo per presunti limiti tecnici emersi a un’ora dal decollo, significa che l’impianto delle regole sul trasporto civile presenta falle non più tollerabili. Le sedie a rotelle elettroniche e le attrezzature per lo sport paralimpico devono essere tutelate con protocolli certi, vincolanti e standardizzati su scala internazionale.

La decisione del CIP di intraprendere azioni formali in tutte le sedi opportune e la richiesta di un intervento del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti e dell’ENAC sono passaggi doverosi. ASAMSI continuerà a dar voce a queste battaglie, affinché la mobilità e la libertà di movimento siano garantite a ciascun individuo come diritti civili inviolabili, senza eccezioni né deroghe.

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