La ‘battaglia’ legale per le cure compassionevoli

Il tutto ebbe inizo nel dicembre del 2010 quando la piccola Celeste si rivolse inizialmente al Tribunale di Venezia per ottenere le prime cellule quella volta dall’ospedale di Trieste. Da subito si rivolse agli avvocati Dario Bianchini e Marco Vorano di Venezia che riuscirono ad ottenere le cure desiderate. Successivamente la battaglia proseguìva a Brescia quando a causa del blocco Aifa molti pazienti rimasero senza le cure promesse. Celeste, Daniele, Maria Cristina e altri decidevano di far valere i loro diritti in Tribunale, anche qui assistiti dagli avvocati Marco Vorano e Dario Bianchini, tutti loro riuscivano grazie ai provvedimenti di accoglimento dei diversi Tribunali del Lavoro a riprendere le loro cure.
A ottobre 2012, l’ idea degli avvocati Vorano e Bianchini di provare a estendere le cure compassioevoli anche a quegli ammalati che non erano entrati nel percorso di cure compassionevoli degli Spedali di Brescia: il tutto su due principi gli artt. 3 e 32 della Costituzione. Anche qui molti Tribunali accoglievano le richieste di Gioele, Sebastian, Giuseppe. Manuel e molti altri. Alcuni Tribunali tuttavia non ritenevano di aderire a quanto esposto dagli ammalati, è il caso di Sofia, per esempio (Tribunale di
Firenze), e di altri fori. Ma nonostante le battute d’ arresto, anche in virtù della felice ordinanza del Tar Brescia, la battaglia per ottenere le cure compassionevoli continua per tutta Italia vedendo gli avvocati Bianchini e Vorano impegnati in prima persona per quello che loro stessi ritengono una questione prima che giuridica di semplice civiltà etica.
14 Marzo 2013
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